Dopo gli incendi del 2021, nella Pineta Dannunziana preoccupano gli scolitidi


Luciano A. Crivelli

Nell’estate 2021, uno spaventoso incendio ha distrutto parte della Pineta Dannunziana nel comune di Pescara. La splendida riserva naturale, assai frequentata dai cittadini e dai numerosi turisti della città, polmone verde dell’area metropolitana, oggi si mostra ferita ed i lavori di rispristino ambientale, iniziati con l’abbattimento delle piante morte in piedi, saranno lunghi e complessi. Da un punto di vista fitosanitario, preoccupano gli scolitidi del legno che, in tali circostanze, potrebbero compromettere anche piante sane.  

Gli scolitidi dei pini: conosciamoli meglio

Tra i diversi insetti scolitidi che possono attaccare i pini, il Tomicus destruens è quello che desta maggiore preoccupazione nella Pineta Dannunziana poiché presente in maniera diffusa ancor prima dell’evento calamitoso. Esso rappresenta il principale scolitide delle pinete mediterranee in grado di determinare notevoli danni in tutto il suo areale di distribuzione. Esso è generalmente associato a situazioni di stress quali lunghi periodi di siccità, schianti o sradicamenti causati da eventi meteorici, incendi; tuttavia, in situazioni particolari, può essere considerato un parassita primario.  Lo scolitide nelle pinete della fascia adriatica sverna prevalentemente come adulto all’interno dei germogli.  Esso compie una generazione all’anno con gli adulti svernanti che attaccano i tronchi da inizio primavera, quando la temperatura raggiunge i 12 °C, e con la fuoriuscita dei nuovi adulti nel mese di giugno.  Durante la fase riproduttiva dell’insetto, che si ha in settembre-ottobre, gli adulti si portano sulle piante da attaccare e iniziano a scavare delle gallerie sottocorticali. Le femmine, dopo l’accoppiamento, iniziano a scavare gallerie materne dove depongono le uova. Gli adulti, ancora immaturi, nel periodo aprile-giugno, volano dai tronchi attaccati sui germogli di piante anche in buono stato di salute, dove completano il loro sviluppo e, dopo aver raggiunto la maturazione sessuale a fine estate-inizio autunno, iniziano di nuovo il ciclo riproduttivo. Pur essendo ottimi volatori, la maggior parte degli adulti preferisce attaccare i germogli di piante posizionate entro un raggio di 50 m dai siti di riproduzione.

Sintomi e danni

 Tra i fitofagi che interessano i pini, a parte la cocciniglia tartaruga di recente introduzione, gli scolitidi sono i maggiori responsabili del deperimento e della regressione delle pinete. Il danno causato da questi insetti è di due tipi: quello causato durante la fase riproduttiva, con le larve che distruggono i vasi xilematici e floematici interrompendo il flusso linfatico e determinando la morte della pianta, e quello durante la maturazione sessuale in cui gli adulti neosfarfallati per completare la loro maturità sessuale, attaccano i germogli con caduta dei getti e rallentamento della crescita della pianta.   Gli scolitidi sono insetti difficilmente visibili in quanto svolgono il proprio ciclo prevalentemente all’interno degli alberi, ma nel caso di T. destruens, la loro presenza è facilmente diagnosticabile grazie alla presenza di fori di penetrazione sul tronco o sulle branche, in prossimità dei quali è visibile un cono di resina derivante dalla reazione della pianta; inoltre durante il periodo di volo degli adulti, quindi da inizio estate, si possono osservare germogli che cadono facilmente a terra a seguito di eventi atmosferici dove si rileva la presenza di piccoli fori con formazione di un piccolo cono di resina. I getti attaccati che non cadono a terra disseccano e si ripiegano su sé stessi. Se si scava un po’ al di sotto del ritidoma, è possibile anche vedere ad occhio nudo i piccoli insetti con elitre di colore rosso-bruno, all’interno di gallerie riproduttive longitudinali semplici.

La presenza di una popolazione elevata di Tomicus determina fenomeni di deperimento delle pinete. L’indebolimento dei pini dovuto all’attacco degli scolitidi predispone gli stessi ad ulteriori attacchi di funghi radicali quali l’Armillaria, peraltro presente nella Pineta Dannunziana con la specie A. ostoyae.

Metodi di controllo

Il metodo più efficace di contenimento delle popolazioni di T. destruens è quello di ridurre il materiale legnoso potenzialmente attrattivo per gli scolitidi: legno morto a terra o piante deperienti. Non possono essere utilizzati metodi di “mass-trapping” poichè non esistono feromoni di aggregazione specifici ma soltanto sostanze attrattive di origine naturale.

Abbastanza efficace come metodo di lotta è quello di predisporre dei tronchi esca, nel numero di circa 15 ad ettaro, nel periodo di fine estate per poi essere rimossi entro marzo dell’anno successivo o, comunque, prima del volo.

È molto importante effettuare un attento monitoraggio per tenere sotto controllo la popolazione di tali insetti che può essere eseguito con trappole Multifunnel o Theysohn attivate con miscele di sostanze terpeniche, peraltro poco attrattive per T. destruens.

Articolo pubblicato sul n. 31/2022 di Terra e Vita

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